Come sta cambiando il modo in cui gli utenti cercano informazioni?
Prima di analizzare l’impatto delle Intelligenze Artificiali sulla SEO, è utile chiarire una distinzione fondamentale: non parliamo dell’IA più “classica”, sviluppata a partire dagli anni ’50 e basata su sistemi simbolici e regole predefinite, bensì della sua evoluzione più recente, l’IA generativa, fondata sull’architettura a “Transformer” e l’analisi di Large Language Models (LLM) come ChatGPT o Gemini.
L’IA “classica” era progettata per simulare alcune abilità umane come: riconoscere immagini, calcolare probabilità, classificare dati, senza però creare nulla di nuovo. Con lo sviluppo degli LLM, invece, siamo di fronte a un cambio di paradigma: le IA generative non si limitano a interpretare, ma sono in grado di produrre contenuti originali (testi, immagini, codice, musica) partendo da un semplice prompt. È questa capacità creativa che sta rivoluzionando il modo in cui le informazioni vengono prodotte, distribuite e ricercate online.
Da quando queste tecnologie sono state rilasciate su larga scala e rese accessibili al pubblico, hanno iniziato a trasformare progressivamente quasi tutte le attività umane. In particolar modo oggi l’IA viene usata in massa soprattutto per ottenere risposte rapide e pertinenti o generare contenuti, e uno degli impatti più evidenti riguarda proprio la SEO e la visibilità dei siti web, che non sono più la prima fonte di informazione come accadeva in passato.
Basti pensare che il sito di ChatGPT è oggi il 5° più visitato al mondo, secondo il ranking di Similarweb. Questo dimostra quanto gli utenti cerchino sempre più risposte immediate e sintetiche, anche al di fuori dei motori di ricerca tradizionali.
Perché l’IA sposta la ricerca dalle keyword al significato?
Nello specifico, le potenzialità nella ricerca di risultati correlati all’intelligenza artificiale risiedono nella transizione da una semplice ricerca basata su parole chiave a un approccio più orientato al significato delle risposte.
Grazie agli algoritmi di IA, i motori di ricerca sono in grado di interpretare e analizzare il contesto, elemento fondamentale per comprendere correttamente il linguaggio e restituire risultati più pertinenti e coerenti con l’intento dell’utente.
Come la IA sta cambiando le ricerche su Google?
Di conseguenza la stessa Google sta adattando i suoi sistemi per rimanere competitiva, anche all’interno dello stesso motore di ricerca, ad esempio con l’introduzione degli AI Overviews, ovvero riassunti generati dall’IA direttamente nelle SERP (pagine dei risultati di ricerca), per fornire risposte sintetiche a domande complesse.
A marzo 2025, questi risultati compaiono già in circa il 13% delle query, secondo i dati forniti da Semrush, uno dei principali strumenti di analisi SEO a livello globale.
Algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, come il RankBrain di Google, hanno avuto un impatto significativo sulla SEO migliorando l’accuratezza dei risultati di ricerca e la personalizzazione, dando vita a un panorama SEO più complesso ma anche più gratificante. Questi algoritmi utilizzano il machine learning per comprendere l’intento dell’utente (cioè l’obiettivo primario della ricerca) e offrire risultati più pertinenti.
AI Overviews: quali vantaggi per il traffico di qualità?
In merito alle AI Overviews, nelle linee guida di Google, si afferma “Abbiamo riscontrato che i clic verso un sito web provenienti dalle pagine dei risultati di ricerca con le overview dell’AI sono di qualità superiore, il che significa che gli utenti sono più propensi a trascorrere maggior tempo sul sito. Perché? I nostri risultati dell’AI potrebbero fornire alle persone più contesto su un argomento in generale e mostrare link di supporto più pertinenti rispetto alla Ricerca classica. Ciò potrebbe significare un pubblico più coinvolto e nuove opportunità con i visitatori”
Proprio per migliorare l’efficacia della ricerca in un ambiente sempre più articolato, dove le query degli utenti sono spesso complesse e orientate alla risoluzione di problemi reali, piuttosto che alla semplice ricerca di keyword, Google ha introdotto una tecnica avanzata chiamata “query fan-out”.
Questa tecnica consente a Google di scomporre una domanda articolata in più sottotemi, generando in parallelo una serie di query secondarie. In questo modo, il motore di ricerca può scandagliare meglio il web e recuperare contenuti più pertinenti, completi e coerenti con l’intento reale dell’utente.
Le informazioni raccolte tramite il fan-out vengono poi elaborate attraverso una versione personalizzata del modello linguistico Gemini 2.5, il cuore del nuovo ecosistema IA di Google.
Questo modello viene impiegato sia per le risposte dirette generate dall’intelligenza artificiale (nelle modalità conversazionali), sia per la costruzione degli AI Overviews, ovvero i riepiloghi automatici che compaiono in cima ai risultati di ricerca.
Grazie a questa combinazione – query fan-out + Gemini 2.5 – Google è oggi in grado di offrire risposte più intelligenti, rapide e personalizzate, segnando un importante passo avanti nella comprensione e nell’elaborazione delle informazioni in ottica SEO.
Proprio per questo è fondamentale, per chi si occupa di SEO o semplicemente gestisce un sito, comprendere quali possano essere le conseguenze delle AI Overviews in termini di traffico.
In particolare, con la presenza degli AI Overviews l’impatto si manifesta soprattutto nella parte alta del funnel: se un utente trova già la risposta che cercava all’interno dell’Overview, spesso non ha più motivo di cliccare sui risultati organici. Di conseguenza, il volume complessivo dei clic tende a ridursi, mentre le visite rimanenti provengono in genere da persone realmente interessate alle informazioni o ai prodotti offerti dal sito.
Questo fenomeno è noto come “zero-click search”, ovvero ricerche in cui l’utente ottiene una risposta direttamente nella SERP senza visitare alcun link esterno.
In sintesi, l’ascesa degli AI Overviews e la diffusione delle zero-click search rappresentano un cambiamento strutturale per la SEO e per la ricerca organica: incidono sulla visibilità dei contenuti, sui dati di comportamento degli utenti e in futuro probabilmente influiranno persino sui modelli di monetizzazione.
Per i professionisti diventa quindi urgente ripensare le strategie, ottimizzando i contenuti affinché possano essere integrati e valorizzati direttamente all’interno di questi nuovi formati di risposta automatica.
Questo scenario apre però una domanda inevitabile: se i contenuti devono adattarsi ai nuovi formati di risposta automatica, come vengono valutati da Google quelli generati direttamente con l’IA?
Contenuti IA e penalizzazioni: cosa dice Google?
In relazione ai contenuti generati con IA Google ha espresso in più occasioni una posizione chiara soprattutto dopo il lancio del suo modello linguistico Gemini (ex Bard). Nello specifico, come confermato nelle linee guida ufficiali di Google, i contenuti creati con l’IA non sono penalizzati automaticamente, a patto che siano considerati utili per gli utenti, di alta qualità e pensati per rispondere all’intento di ricerca.
Di conseguenza, se utilizzate in modo corretto, le IA possono migliorare le performance dei contenuti, mantenendo al contempo gli standard E-E-A-T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità), senza rischiare penalizzazioni dovute alla presenza di contenuti privi di valore reale e creati esclusivamente per finalità SEO.
Quali sono rischi di un uso eccessivo dell’IA nella creazione di contenuti?
Ovviamente, un approccio basato esclusivamente sull’automazione comporta anche dei rischi. Si può facilmente sviluppare una dipendenza eccessiva dagli strumenti di IA, con il risultato di generare contenuti troppo generici, privi di un tono autentico e spesso disallineati rispetto alle reali esigenze degli utenti.
Un rischio sempre più discusso in ambito tecnico è quello noto come MAD – Model Autophagy Disorder: si verifica quando i contenuti generati dall’IA vengono utilizzati per addestrare altre IA, innescando un circolo vizioso in cui la qualità si degrada progressivamente. Il risultato? Contenuti ripetitivi, privi di valore aggiunto e sempre più distanti dall’esperienza umana reale.
Scrittura efficace per l’era dell’IA: come cambia la SEO?
Quindi, tra contenuti scritti a mano e contenuti generati dall’intelligenza artificiale, come devono essere modificati i testi per risultare ottimizzati anche all’interno dei motori di ricerca basati su IA, considerando il fatto che, secondo un’analisi di WebFX, il traffico proveniente da fonti legate all’intelligenza artificiale generativa (come chatbot e motori di ricerca basati su AI, es ChatGpt o Gemini) sta crescendo fino a 165 volte più velocemente rispetto al traffico organico tradizionale, a partire da gennaio 2024.
La verità è che la SEO di oggi non è più quella tradizionale, fatta di parole chiave ripetute e paragrafi densi di testo. Se già prima era importante, oggi è sempre più fondamentale che i contenuti sappiano saper rispondere davvero alle esigenze degli utenti, in modo chiaro, utile e diretto e, in seconda battuta, che siano strutturati in modo semantico con una logica, una coerenza interna e una struttura che aiuti l’IA a capire di cosa si sta parlando.
A questo proposito, Google ha pubblicato delle linee guida ufficiali su come dovrebbero essere i contenuti per risultare efficaci nelle nuove esperienze di ricerca basate sull’intelligenza artificiale, come gli AI Overviews.
Queste indicazioni, però, non si discostano molto dalle best practice SEO tradizionali.
Infatti, proprio come nella SEO “classica”, viene ribadita l’importanza di creare contenuti pensati prima di tutto per gli utenti: devono essere unici, utili, informativi e coinvolgenti, in linea con gli interessi reali di chi effettua la ricerca.
Ancora più di prima è necessario, al fine di supportare al meglio la Ricerca sui vari motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale generativa, presentare contenuti ben organizzati, facili da navigare su tutti i dispositivi e dotati di una struttura chiara e leggibile.
Google sottolinea che una buona organizzazione dei contenuti facilita non solo l’esperienza dell’utente, ma anche l’interpretazione da parte dell’IA, soprattutto quando si usano dati strutturati (structured data), che permettono al motore di ricerca di comprendere meglio il significato del contenuto e potenzialmente includerlo negli AI Overviews.
Alcuni consigli pratici: come posso rendere i miei articoli più “AI-friendly” per il futuro?
Si sta infatti passando dalla SEO tradizionale a nuove forme di ottimizzazione pensate per l’era dell’intelligenza artificiale. Tra queste, la AIO (AI Optimization) rappresenta l’approccio più ampio, che comprende sia aspetti tecnici (structured data, markup, architettura del sito) sia contenutistici, con l’obiettivo di rendere i siti interpretabili e valorizzabili dai sistemi AI.
All’interno di questo quadro più generale si inserisce la AEO (Answer Engine Optimization), che ne rappresenta l’applicazione più mirata: ottimizzare i contenuti affinché possano essere selezionati e mostrati come risposte dirette nei motori basati su AI (ad esempio Google AI Overviews o Bing Copilot). In altre parole, se la AIO è il contenitore strategico, la AEO è la sua espressione pratica, che si traduce in testi strutturati per essere facilmente estratti come snippet, organizzati in forma di domanda-risposta e scritti con uno stile naturale.
Per ottenere questo risultato, è fondamentale scrivere testi:
- Concisi e ben strutturati: frasi brevi, chiare e organizzate in paragrafi che possano essere facilmente estratti come snippet.
- Organizzati in forma di domanda-risposta: i sottotitoli dovrebbero simulare le query reali degli utenti.Es “Come usare l’IA per migliorare la SEO?”. Subito dopo, è bene inserire una mini-risposta diretta (2–3 frasi), seguita da eventuali approfondimenti.
- Stile naturale – lo stile deve riflettere il modo in cui una persona reale farebbe la domanda e si aspetterebbe una risposta. Questo approccio aumenta le probabilità che i contenuti vengano selezionati dagli AI Overviews o dai modelli linguistici di terze parti (Semrush, 2025).
Un articolo efficace, quindi, non si limita a ripetere keyword, ma deve rispondere a domande reali in modo chiaro e verificabile, arricchito da esempi, dati e fonti. Questo approccio è parte integrante di ciò che viene chiamato Answer Engine Optimization (AEO), la naturale evoluzione della SEO nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Esempio pratico di contenuto AI-friendly
- Titolo tradizionale: “Strategie SEO per e-commerce”
- Titolo AI-friendly: “Quali sono le migliori strategie SEO per un e-commerce nel 2025?”
- Mini-risposta diretta (estrapolabile dalle AI): “Le strategie SEO più efficaci per un e-commerce nel 2025 includono l’ottimizzazione tecnica del sito, la creazione di contenuti AI-friendly e l’uso di dati strutturati (schema.org) per aumentare le possibilità di apparire nei risultati di ricerca dei motori basati sulle varie IA”
SEO delle immagini nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Così come accade per i contenuti testuali, anche con l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei vari motori di ricerca, le linee guida per l’ottimizzazione delle immagini non sono cambiate in modo radicale.
Google continua infatti a basarsi su buone pratiche consolidate, da tempo centrali nella SEO tradizionale, che oggi diventano ancora più rilevanti per aiutare i sistemi IA a comprendere correttamente i contenuti visivi presenti nelle pagine web.
Secondo la documentazione ufficiale di Google, uno degli elementi fondamentali resta il testo alternativo (alt text), ovvero l’attributo HTML che descrive il contenuto di un’immagine. Questo testo, oltre a essere essenziale per l’accessibilità, viene utilizzato dai motori di ricerca in combinazione con algoritmi di visione artificiale e con il contenuto testuale circostante, per identificare con precisione cosa rappresenta l’immagine, quale ruolo svolge all’interno della pagina e come si collega al resto del contenuto.
Accanto all’alt text, Google valuta altri elementi chiave, come il nome del file dell’immagine, il titolo della pagina e la coerenza semantica tra immagine e contesto. Un file denominato in modo descrittivo fornisce informazioni utili già al momento della scansione, così come eventuali didascalie o testi di supporto che accompagnano visivamente l’immagine.
Un ulteriore aspetto spesso sottovalutato, ma molto importante, è la creazione di una sitemap dedicata alle immagini. Questa consente a Google di scoprire facilmente tutte le immagini significative del sito, anche quelle che non sono direttamente collegate tramite link HTML, come nel caso di gallerie fotografiche o elementi caricati dinamicamente.
Infine, la qualità tecnica dell’immagine gioca un ruolo cruciale. Le immagini dovrebbero essere leggere e veloci da caricare, preferibilmente nei formati moderni più performanti come WebP o AVIF. È altrettanto importante che siano responsive, ossia in grado di adattarsi in modo ottimale a qualsiasi dispositivo, dai desktop agli smartphone. Una buona ottimizzazione, oltre a migliorare l’esperienza utente e la velocità della pagina, contribuisce anche a una valutazione positiva da parte dei sistemi IA di Google, sempre più orientati alla qualità complessiva del contenuto.
Esempio pratico di ottimizzazione AI-friendly delle immagini
- Alt text generico (non ottimizzato): foto1.jpg – “immagine prodotto”
- Alt text AI-friendly: scarpe-running-uomo-2025.jpg – “Scarpe da running per uomo, modello 2025, colore blu, ideali per maratona e allenamenti intensivi.”
- Nome file ottimizzato: scarpe-running-2025-blu.jpg invece di IMG_12345.jpg
- Didascalia AI-friendly: “Scarpe da running 2025: leggere, traspiranti e progettate per resistere a lunghe distanze.” Con questa struttura, l’immagine risulta comprensibile non solo agli utenti ma anche ai sistemi di intelligenza artificiale di Google, che possono collegarla meglio al contenuto testuale e includerla in AI Overviews o ricerche visive.
In sintesi come le IA sta evolvendo la SEO, non sostituendola?
In definitiva, l’Intelligenza Artificiale non ha (ancora) stravolto in maniera definitiva le fondamenta della SEO, anche se siamo molto vicini a un possibile vero e proprio punto di svolta, ma le ha certamente evolute.
Nonostante i cambiamenti in atto, almeno per ora, l’obiettivo dichiarato di Google resta quello di premiare chi crea contenuti autentici, utili, ben strutturati e pensati per rispondere a esigenze concrete, indipendentemente dal fatto che siano generati da un essere umano o con il supporto dell’IA.
In quest’ottica, l’intelligenza artificiale può essere davvero un alleato potente, capace di amplificare le capacità umane e semplificare molti processi. Ma tutto dipende da come la si utilizza: se diventa solo un sostituto automatico, il rischio è quello di riempire un sito di contenuti vuoti, privi di reale valore e fini a sé stessi.
Alla fine, però, è bene ricordarsi che ciò che conta davvero in un sito è il valore concreto che riesce a trasmettere alle persone che lo visitano.
Nota del redattore: Questo articolo è stato redatto il 22 agosto 2025. Alcuni dati, fatti o riferimenti potrebbero non riflettere sviluppi successivi alla data di pubblicazione. In caso di cambiamenti significativi, il testo verrà aggiornato per garantirne l’accuratezza.



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